
SPELLO
Spello
Nei vicoli stretti
sboccia il silenzio,
rotto solo dal passo
di chi cerca bellezza.
Gerani rossi,
ombre di pietra,
e il sole che scende
senza far rumore.
Qui il tempo cammina piano
e ogni finestra
è un invito
a restare.
“Dalle mura di Spello” F. Spellucci.
Scopri uno dei borghi più affascinanti dell’Umbria con una visita guidata tra mura romane, chiese medievali e capolavori rinascimentali. Un itinerario completo e piacevole, ideale per chi desidera conoscere Spello in modo approfondito ma rilassato.
Situato all’estrema pendice meridionale del monte Subasio, imponente massiccio rotondeggiante dai fianchi possenti, appare disteso su di un ampio costone, l’antico agglomerato di Spello:
“la pietra, uscita dal cuore della montagna, è stata sapientemente incastonata sul crinale in una fila di cubi e di parallelepipedi rosa, per precipitare dolcemente verso la pianura, attraverso misurati ritmi di torri, archi, cinte di mura, terrazze e teorie di tetti”.
L’equilibrio tra l’opera secolare dell’uomo e la natura raggiungono qui un’ armonia inconsueta.
Il comune si estende su un’area che comprende pianura, collina e montagna.
La pianura, di origine alluvionale, bacino fluviale degli affluenti del Tevere è di natura prevalentemente argillosa, è dominata da intensive colture di seminativi e viti.
La collina è ricoperta da un ampio manto quasi ininterrotto di oliveti, sistemati a terrazze su un terreno «renaro»,un suolo friabile e di fondo rossastro.
Ai tenui riflessi argentei delle chiome dei «piantoni, (gli olivi) e ai muretti tirati su a secco si affianca il centro storico, con i suoi coppi e le sue pietre levigate dal tempo.
La montagna invece vede il sopravvento della vegetazione naturale, con la presenza di numerose essenze: la quercia, l’elce, il carpine, l’ornello; il pino nero, il pino d’Aleppo, il cedro deodara, il cipresso e conifere sono frutto di rimboschimento.
Nel sottobosco si trovano varie specie di funghi e i preziosi tartufi neri. La sua natura geologica è interessante: sia per la presenza di pietra bianca e rosa (protagonista delle architetture di Spello e di Assisi), sia per l’erosione carsica, che ha dato luogo a curiosi fenomeni con grande buca del «Mortaro», sulla vetta.
Sopra i 900 metri dominano i prati, ricchi di erbe officinali, di altri funghi e di fiori in primavera narcisi, miosotidi, ranuncoli e ginestre. Questi fiori e rami verranno raccolti con passione dagli abitanti che dopo un’accurata selezione e preparazione li utilizzeranno per la realizzazione delle celebri infiorate.
LA STORIA
Abitata già in epoca villanoviana dagli Umbri, fu definitivamente assoggettata a Roma presumibilmente dopo la guerra di Perugia nel 41 a.C. Sotto Augusto la città ebbe un ruolo di rilievo soprattutto economico: lo provano i numerosi e importanti monumenti di quel periodo, ma anche i due possedimenti extra territoriali da Augusto assegnati alla città: quello dei Bagni del Clitunno e quello dell’attuale Civitella d’Arna, nei pressi di Perugia.
Le sue terre tuttavia vennero centuriate, cioè divise in lotti assegnati ai coloni, e amministrate dai «duoviri»; il centro abitato venne ristrutturato, e ricevette l’impronta urbanistica tuttora presente.
Mantenne un ruolo preminente tra le città della Regione VI («Tuscia et Umbria») anche in seguito, la «Splendidissima Colonia Iulia» primeggiò fra le città della regione.
Entrò a far parte del Ducato Longobardo di Spoleto, sotto l’amministrazione di un gastaldo. Subì le alterne vicende del Ducato, di cui seguì le sorti quando venne annesso alla Chiesa. Tra gli episodi riportati dalle cronache, spicca quello della presunta defenestrazione del vescovo Niccolò.
La città nel Medioevo era suddivisa in tre terzieri Pusterola, Mezota e Porta Chiusa, aveva un piccolo esercito; era amministrata dai priori e, al di sopra di essi, da un podestà eletto ogni sei mesi da dodici «boni homines».
Le sue lotte, interne ed esterne, furono particolarmente intense in questo periodo, per la pressione di Spoleto e di Perugia e, dietro di esse, del Papato e dell’Impero. Numerose guerre furono combattute fra il ‘200 e il ‘300: contro Foligno e contro Assisi. Verso il 1238 Federico.
Il distrusse la città e incendiò la chiesa di S. Lorenzo. Prevalse allora il partito ghibellino, che tenne il potere fino al 1358, quando Filippo di Antella intervenne, come esecutore del tentativo albornoziano di recupero alla Chiesa del Ducato di Spoleto.
Verso la fine del secolo XV°, Spello entrò nell’orbita dei Baglioni di Perugia. E’ questa un’epoca di intensa attività artistica per la città, che si arricchisce di alcuni capolavori rinascimentali, primo fra tutti la Cappella Baglioni, che il Priore Troilo Baglioni, appartenente alla nobile famiglia Perugina, fa affrescare da Bernardino di Betto detto il Pinturicchio.
Ma con il ritorno alla Chiesa, dopo la famigerata “guerra del sale” cominciò un periodo di decadenza, a cui non posero rimedio né la breve parentesi napoleonica né l’annessione al regno d’Italia nel 1860
Gradualmente è seguito un risveglio economico, grazie all’industrializzazione, all’imprenditoria privata, all’iniziativa culturale e turistica.
Oggi l’economia, con numerose piccole e medie aziende, vede il prevalere dell’attività industriale (abbigliamento, metalmeccanica, edilizia, ceramiche, elettricità, mobilifici, manifatture e del terziario su quella agricola, che pure conserva la sua importanza cereali, foraggi, ortaggi, barbabietola, girasole. Due prodotti si distinguono: l’olio d’oliva di eccellente qualità, vanto della locale cucina e alcuni ottimi vini da pasto. Infine, è da notare il forte incremento dell’attività turistica, con un sensibile sviluppo dell’industria alberghiera.
STRUTTURA URBANISTICA
Tuttavia, l’aspetto fondamentale della città rimane quello romano-medievale, con un netto prevalere degli elementi architettonico-urbanistici dell’età di mezzo.
Vie strette, ripide e tortuose, archi a sesto acuto, cavalcavia, piazzole nascoste, terrazzamenti, torri, scalinate, facciate in pietra: tutto concorre a darci l’atmosfera dell’età comunale.
Tipica è la cosiddetta «Porta del morto», di cui si vedono numerosi esempi, è una caratteristica porta piuttosto stretta e sollevata rispetto al piano stradale, il nome allude all’uso che se ne sarebbe fatto in occasione di un lutto in famiglia; in realtà fu ideata per esigenze difensive, in previsione di guerre e lotte cittadine.
La posizione sopraelevata dell’abitato naturalmente offre l’occasione di accedere dal fondo di un vicolo, da una terrazza, da una piazzetta alla visione di panorami pittoreschi, sempre più vasti a mano a mano che si sale: finché dalla Rocca dei Cappuccini si gode uno degli spettacoli naturali più belli dell’Umbria, con un raggio di visuale sulla pianura che va da Perugia a Spoleto e sui fianchi della montagna da nord-ovest a est.
